IL BLOG DELLO SFOGO IRONICO ONIRICO CUTANEO VISCERALE SILENZIOSO URLATO BISBIGLIATO IN PUNTA DI PIEDI PLATEALE SOLITARIO CONDIVISO INTELLETTUALE POPOLARE COMMENTATO DIMENTICATO MA SEMPRE LIBERATORIO!
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Un idealista intransigente, puntuale, un osservatore acuto che non disprezza una strizzata d'occhio all'anarchia. Un uomo che studia il punto di rottura.

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Edward Asner
Il rumore del cancello che si chiude e subito un pensiero che si apre. L’ansia di uno spazio, l’ombra di uno strazio. Il tempo che si ferma regalandoci illusioni, uno specchio maledetto che trattiene le emozioni. È la danza di un amore che dondola sul baratro, il cigolio di un’altalena in cerca di equilibrio. Sogno ancora di volare, ma ho bisogno di sentire, di vedere, di toccare e non riesco più a capire se lassù, oltre le nuvole, c’è ancora tempo per giocare.
C'era un uomo alla stazione che aspettava il suo treno da ormai troppo tempo. Testimone di molti addii, conservava pezzi di storie, incontri curiosi, racconti di viaggi e tracce di esistenze perdute. Guardava molto lontano, di giorno aspettava e di notte sognava la giusta occasione. Confuso tra la gente che partiva e arrivava, faceva sempre la parte di quello distratto che alla fine restava. Fin quando una notte, del tutto inaspettatamente, il fischio di un treno in arrivo fu accolto dall'uomo con un grande sorriso. Era quello il treno veloce da prendere al volo. Il fischio si fece più forte, non c'era più tempo da perdere. L'uomo cominciò a correre e a saltare i binari, il primo, il secondo, poi il terzo e così via fino al treno che intanto già passava davanti. Quando riuscì a raggiungere la banchina il treno era quasi finito. L'uomo continuò a correre cercando di capire come e quando spiccare il salto verso il nero dei vagoni in movimento. Non rimanevano che pochi metri alla fine del marciapiede e quando il vuoto sotto i piedi era imminente, trovò la forza di saltare. Dell'uomo e del suo viaggio non possiamo sapere, resta una valigia abbandonata in una stazione sempre più piccola.
Questo post è dedicato al Bruce Willis dei vigilantes che ho avuto il dispiacere di incontrare stamattina, quando stavo per entrare in banca e questo buffone armato mi ha bloccato il passaggio senza proferire alcuna parola. Il Chuck Norris dei poveri ha proseguito la pagliacciata tentando uno sguardo di ghiaccio alla Clint Eastwood, ma a causa di un lieve strabismo, il risultato è stato un po' ambiguo. Infine ha allargato un braccio e con la punta del dito mi ha indicato il marciapiede, in pratica lo stesso gesto che si farebbe a un cane per fargli capire di girare a largo. Quando ho reagito dicendo che ero un cliente e non un cane, al Nando Mericoni de noantri sono uscite queste parole: “Mettete là!”. A questo punto c'è stata una pausa fisiologica, il tempo necessario al sangue per accumularsi in testa, circa un nanosecondo, poi gli occhi mi si sono leggermente affacciati fuori dalle orbite e ho replicato: “Mettete là???!!! A chi???!!!”. Una lunga inspirazione mi ha impedito di trasformarmi nel Travis Bickle di Taxi Driver, ma confesso che il nano pelato travestito da Robocop mi ha fatto perdere un po' di lucidità. Quando è risalito sul blindato, forte della presenza dei colleghi, il Tuckleberry della Magliana ha trovato il coraggio di mandarmi affanculo. Tra i componenti di quella che sembrava la Banda Bassotti c'era anche un John Wayne in sovrappeso, che ironicamente mi ha domandato se per caso non mi stessero antipatiche le guardie. No, non mi sono antipatiche le guardie, ma sono quelli come voi a farmi stare simpatici i rapinatori!
Nonostante la foto del corpo di Stefano Cucchi parli più di mille parole e altrettanti silenzi, in pochi hanno avuto un sussulto di coscienza nel guardarla. Molti invece si sono affrettati a dire che è tutto regolare, che le regole sono state rispettate e che le camere di sicurezza non sono certo degli alberghi, quindi non ci si deve meravigliare se dopo una notte in cella compaiono delle tumefazioni sul volto, è normale! Il ministro della Difesa Ignazio La Russa dice che non sa nulla dei fatti, ma sa che i carabinieri sono stati corretti. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni invece non ha nulla da dire. Chi dovrebbe parlare, anche per dovere istituzionale, tace misteriosamente, chi invece dovrebbe tacere, soprattutto per il nostro piacere, parla a vanvera come d'abitudine. Come è possibile sentenziare che i carabinieri sono stati corretti se non si è a conoscenza dei fatti? Oltre ad essere una dichiarazione stupida è anche grave, perché si lascia intendere che a prescindere dai fatti i carabinieri non possono aver sbagliato, punto e basta! E la foto? Non saranno stati i carabinieri, ma qualcuno sarà Stato! Forse per far aprire gli occhi al ministro non è sufficiente che si siano chiusi quelli di un ragazzo di 31 anni, anche se il ministro è un padre di famiglia... Che scemo! Dimenticavo che tutto questo al figlio di un ministro non potrebbe mai accadere. Se per caso venisse arrestato perché trovato in possesso di droga, verrebbe immediatamente rilasciato con tanto di scuse e saluti al papà. Se proprio dovesse finire in una camera di sicurezza, questa come per magia diventerebbe una camera d'albergo dove essere trattato con i guanti... A proposito, chissà se invece se li tolgono i guanti quando... non sei il figlio di un ministro.
Quando sono partito per una breve vacanza mi ricordo che si parlava delle mignotte a casa di Berlusconi, sono tornato e si parla di Marrazzo a casa del trans con tanto di cocaina sul comodino e soldi in contanti. Forse mi sono perso qualcosa. Si tratta della nuova strategia di suicidio creativo della Sinistra? Piero Marrazzo come Lapo Elkann? Detesto i pregiudizi e le categorie come schemi di ragionamento, ma confesso che faccio una certa fatica a immaginarmi la scena. Dlin Dlon... Chi è? Mi manda Rai tre! Puntata speciale, “Ho ordinato rum e cola e mi hanno dato in culo e coca”. Il trans in questione pare che abbia 26cm di buoni motivi per andarlo a trovare e dopo lo scandalo, una sofferenza estrema ha spinto l'ex Governatore del Lazio a rifugiarsi in un misterioso convento di suorine. A parte i dubbi leciti su chi abbia spinto chi e in quale zona Marrazzo sia effettivamente sofferente, direi piuttosto che si tratta di un rarissimo caso di sana vergogna che ha costretto il nostro eroe a nascondersi e meditare. Mi piace la facilità con cui la nostra classe politica passa dai festini privati a base di coca, mignotte e trans, alle celle monastiche tutte preghiera e raccoglimento. Dalle marachelle alle monachelle, il capolinea di un trans che si chiama desiderio. Non so voi, ma se il paese va a puttane, io scenderei volentieri alla prossima! Nel frattempo auguro buon lavoro a tutte le suore d'Italia, avranno un bel da fare!
L'album di famiglia sfogliato dal vento, i ricordi d'infanzia colorati dal tempo, tutta la vita visionata in un lampo. La voce sospesa, la presa che cede, il segno visibile di un dubbio infinito. Sono un funambolo stanco in precario equilibrio, il senso di un gesto, il lancio di un sasso, sono un vetro in frantumi e il lamento di un gatto. Sono l'occhio che guarda e la voce che mente. Una clessidra sdraiata. La gioia del caso di un incontro curioso. Sono un viaggio segreto di tutto riposo. Un quadro in soffitta e un triciclo in cantina. Un flash d'altri tempi di una macchina antica. Sono la stampa sbiadita di una posa rubata. Sono l'ultima foto, passeggero distratto in quest'ultimo scatto.
Ogni tanto sono costretto a frequentare un negozio di articoli sanitari, uno di quei posti dove puoi trovare di tutto, dal classico cerotto alla super tecnologica sedia a rotelle turbo-elettrica. Per quanto mi riguarda lo chiamerei negozio di articoli per disgrazie, mi sembra più appropriato. Se fosse possibile azzardare insegne ironiche, questi negozi potrebbero tranquillamente chiamarsi “La bottega dell'incidente”, oppure “Il regno della malattia”, “Tutto per il disabile”. Un mix geniale di cinica ironia potrebbe addirittura dare vita ad una joint venture tra uno di questi negozi e un'impresa di pompe funebri: “Da qui all'eternità - Ci occuperemo di voi dalla barella alla cappella!”. Insomma è un ambiente in cui proprio non mi sento a mio agio, ma ormai ci ho fatto l'abitudine, cerco sempre di sbrigarmi, evito di rimanere troppo tempo circondato da panciere, mutande antiscoreggia e cuscini antidecubito. Non so perché, ma in questi posti lavorano spesso delle belle ragazze, forse è una scelta aziendale mirata ad allietare l'infausto acquisto. Una delle commesse, che ormai mi riconosce, sorridendo mi consegna la busta con le mie cose, pago saluto e me ne vado. Quando arrivo a casa svuoto la busta, tra il catetere e le siringhe appena comprate, trovo un foglietto di carta piegato in due, lo apro convinto che fosse lo scontrino, invece leggo un numero di telefono e un invito a chiamare. Una sorpresa del tutto inaspettata! Ci penso un attimo, ma alla fine decido di buttare il biglietto. Mi è bastato immaginare un ipotetico futuro momento in cui ricordare l'inizio della nostra storia: “Cara, ti ricordi il nostro primo catetere?”.
Allora, oggi interroghiamo... Berlusconi Silvio. Come dici piccolo? Vuoi essere interrogato da un'altra maestra? Non dire sciocchezze, vai subito alla lavagna! Il fatto che tu sia rappresentante di classe non ti esonera dalle interrogazioni! Coraggio. Prendi un panchetto, altrimenti mi scrivi sulla cornice di legno. Dunque, problemino. Se per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia lo Stato ha elargito fondi per 30 miliardi di lire, sapendo che un euro vale 1936,27 lire, sapresti dirmi quanti euro sono stati stanziati dallo Stato? Emilio ti ho sentito, non suggerire! E tu Silvio è inutile che sorridi, metti via il libretto degli assegni e concentrati. Silenzio bambini. Allora? Vuoi darmi la risposta? “Sono 30 miliardi di euro!” Sei sicuro? “Certo” Pensaci bene. Chi è quel bambino pieno di punti neri in faccia che non fa silenzio laggiù? Bruno sei tu? Smettila con le tue stupide interviste! Vieni alla lavagna ad aiutare Silvio. Lo vuoi dire tu a quanti euro equivalgono 30 miliardi di lire? “3 miliardi di euro” Bravo somaro che non sei altro! Torna al tuo posto. Che c'è Silvio, vuoi dire qualcosa? “Si, che 3 miliardi di euro sono 6000 miliardi di lire” Braavo! Quindi quanti euro sono 30 miliardi di lire? “...60 miliardi di euro!” Ma si! Chi offre di più?! Allora, visto che tiri ad indovinare, per punizione scriverai cento volte sul quaderno questa frase: Se non studio la matematica, da grande non sarò in grado di fare neanche il venditore porta a porta!
In Afghanistan si continua a combattere una strana guerra. Non vedo eserciti che si fronteggiano sul campo, non vedo trincee, non vedo battaglie. Solo attentati, rapimenti, violenze di ogni genere e tanti, tantissimi eroi. Quanti eroi ci sono in una guerra? Quanti in questa guerra? Se per essere un eroe è sufficiente credere fermamente nei propri ideali, nella propria missione, che sia patriottica o religiosa, allora anche i kamikaze e tutti i martiri di Allah sono degli eroi? Se per eroe si intende colui che rimane vittima di un attentato, allora anche tutte le migliaia di vittime civili sono degne di questo mitico appellativo? Chi è un eroe? Qualcuno che si rende protagonista di un'azione straordinaria sacrificando sé stesso per difendere il bene altrui? Quale azione è possibile definire eroica? Lanciarsi con una jeep imbottita di tritolo contro un contingente militare in missione di pace è da eroi? Morire in una missione di pace, saltando in aria senza avere la possibilità di difendersi è da eroi? Se i nostri soldati, se tutti i soldati presenti in Afghanistan sono degli eroi perché credono in quello che fanno, mi domando allora, in che cosa credono gli strateghi che hanno spedito questi soldati in una terra così lontana e ostile? È con una missione di pace che si pensa di vincere sul terrore? È questa la strategia? C'è una strategia? È svolgendo il ruolo di bersaglio che si combatte pienamente una guerra? Non sono un esperto, so soltanto che la guerra ha sempre fatto parte della lunga storia dell'uomo e molto probabilmente sarà con una guerra che finirà la breve storia dell'uomo, ma una cosa dovrebbe essere chiara a questo punto, combattere una guerra a metà moltiplica gli eroi, dimezzandone però, il senso del loro sacrificio.
Sarò poco elegante, forse leggermente disgustoso e maleodorante, sarà il riflesso degli umori del tempo, la cena di ieri con una pasta scotta di soli venti minuti più la puntata di Porta a Porta... Ma è anche l'effetto di certi spot in tv! In particolare, a scatenare una certa acidità accompagnata da una spontanea flatulenza, è il supereroe dei nostri intestini: il fantomatico Bifidus Actiregularis. Un bifido batterio artificiale creato in laboratorio (con tanto di marchio registrato in finto latino, giusto per metterlo in der posto a più gente possibile) che sgonfia le pance ma gonfia i maroni di chi subisce il martellamento pubblicitario di questo miracoloso yogurt che lo contiene e che con la sua azione favorirebbe l'ouverture dello sphintér! Dice: “Non sapevo ci fosse una differenza tra questo e uno yogurt.” Ma come? Certo! Uno lo usi per fare merenda, l'altro per andare a cagare! Poi appare la solita amica, di quelle che se le inviti a cena fuori ordinano solo un'insalatina, che passeggiando in riva al mare dice: “Non ho voglia di mettermi in costume.. Mi sento gonfia.. Così!” Indicando una ciambella gonfiabile che per inevitabile associazione di idee immagino piena d'aria nauseabonda! Devo riconoscere però, che i creativi pubblicitari questa volta hanno superato addirittura se stessi. Infatti è il primo caso in cui lo spot vince sul prodotto che reclamizza! Per regolarizzare l'intestino non è necessario comprare lo yogurt, ma è sufficiente guardare gli spot per andare subito a cagare!
Gli ultimi attacchi alla libertà di stampa, squallidi nei modi e criminali nella sostanza, mi ricordano sempre di più in che razza di paese viviamo. Ma per una strana ragione il cervello ha attivato i recettori della memoria al posto di quelli della rabbia, così mi ritorna in mente un incontro casuale avvenuto nei bagni di Montecitorio diversi anni fa. Frequentavo i palazzi del potere a causa di uno stupido lavoro al seguito di stupidi giornalisti. Durante una delle noiosissime pause dei lavori in aula decisi di allontanarmi dal palchetto riservato alla stampa per andare in bagno. Stranamente il corridoio che circonda l’emiciclo era deserto. In genere c’era sempre un viavai forsennato di commessi che senza una chiara mansione trotterellavano su e giù per i tappeti rossi senza sosta. Non c’era nessuno. Entrai nella sala dei bagni e quando fui al centro della stanza sentii il rumore di uno sciacquone e da uno dei gabinetti uscì Silvio Berlusconi. La sorpresa fu tale che mi bloccai, fisicamente ed emotivamente. Non me l’aspettavo. Non ero pronto. Credo di averlo guardato con la stessa espressione con cui un bambino africano guarderebbe Giuliano Ferrara. Mi disse buonasera, io risposi timidamente al saluto, poi si avvicinò al lavandino per lavarsi le mani e io mi chiusi nel cesso. Cazzo, ho appena incontrato Berlusconi, pensai! Dopo tanti anni il riaffiorare di questo ricordo mi provoca due rimpianti e una frustrazione. Il primo rimpianto è di carattere egoista, non aver saputo sfruttare l'occasione a mio vantaggio. Avrei potuto chiedergli un programma televisivo, una parte in un film... Un po' di figa! Il secondo rimpianto è di tipo patriottico. Avrei potuto sacrificare me stesso e immolarmi per una causa ideologica, ma non me la sono sentita! Infine una profonda frustrazione: la mia esperienza diretta e personale non mi consente di parlarne male, perché ho soltanto visto un uomo uscire dal bagno, salutarmi e lavarsi le mani. Quindi posso soltanto dire che ho incontrato una persona riservata, educata e pulita!
C’era un arancio che pareva morto. Nulla poteva l’acqua, la terra, le cure del caso. Neanche il cambio del vaso è stato d’aiuto. E tutto sembrava perduto. A volte l’istinto può esser fatale. Seguir solo il cuore, senza ragione, di fatto è un errore. Non era né vivo né morto l’arancio appassito, ma aspettava paziente un gesto deciso. Il coraggio di un taglio, sano e vitale, saper pazientare, il verde che esplode e la gioia che sale.
Un incontro casuale, un'insolita richiesta. Cercavi un posto lontano dove ridere ancora, un sogno invisibile, un brivido vero, o forse solo il calore di un abbraccio sincero. Parole non dette, che segnano passi ancora da fare. Una bugia in punta di piedi, una corsa sul prato, le radici di un albero. Salire più in alto, guardarsi negli occhi e poi urlare alle nuvole. Le mani che giocano, un sapore diverso, sentirsi tutt'uno con l'albero e il vento.
Il mese di Agosto è il mese ideale per ritrovarsi con gli amici e la famiglia, passare del tempo insieme ai parenti che non vediamo mai durante l’anno, ma che ci fa così piacere vedere e rivedere, si possono trascorrere intere serate in allegria all’insegna della spensieratezza senza problemi di orario. Sì, perché ad Agosto non bisogna pensare, non si deve sudare inutilmente, ma dedicarsi a tutte quelle attività che sentiamo nostre e che ci fanno stare bene e in pace con il mondo. E così ci si ritrova tutti al mare, in campagna o nel giardino di casa, per un bel barbecue di ferragosto, occasione preziosa per stare tutti insieme e per mangiare all’aria aperta nella massima libertà. E mentre i bambini corrono felici inseguendosi tra i tavoli, attirando l’attenzione e i richiami delle varie mamme e zie che nel frattempo stanno apparecchiando la tavola, può succedere che il troppo relax porti qualcuno ad uccidere il cognato con una coltellata al cuore, solo perché quest’ultimo voleva accendere il fuoco in maniera diversa. Agosto è bello perché c’è il sole che mette addosso quella serenità, quella tranquillità…
Perdere la cognizione del tempo è un buon indice per misurare il proprio benessere. Saltare le lancette, scavalcare il presente per un tempo indefinito, dove tutto sembra più lento e più intenso, dove solo l’essenziale conta. Alleggerirsi per tentare il volo. Aprirsi abbracciando il vuoto. Precipitare in un tempo dove contano solo i colori e dove un gesto muto nutre la fantasia di pensieri saltellanti.